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Android Auto

Linux is everywhere! Dai supercomputer al termostato di casa vostra, il kernel linux è ovunque, la vittima del giorno sono i computer di bordo preinstallati sulle autovetture, diventati di botto obsoleti con l’introduzione di Android Auto.

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Applicazioni proprietarie difficilmente aggiornabili e con costosi upgrade da acquistare dalla casa produttrice, si parla anche di 300-400€ per un semplice aggiornamento, mappe che diventano presto obsolete e spesso gli aggiornamenti vengono rilasciati a pagamento dopo 3-4 anni, in questo contesto entra a gamba tesa Android Auto, un sistema completo dedicato alle auto basato su kernel linux. La lista dei brand che ha adottato questo sistema è già lunga e tende ad ampliarsi ma la novità vera è che potremo usare Android Auto anche senza un computer di bordo ma semplicemente utilizzando il nostro smartphone.

Guida e smartphone non vanno molto d’accordo, distrarsi è un attimo e le conseguenze possono essere disastrose per noi e per gli altri, l’interfaccia di Android Auto punta al minimalismo estremo, pochi comandi e mirati, sulla dashboard troveremo in bella vista l’accesso ai contatti, applicazioni musicali e quelle relative al navigatore.

Dalle impostazioni di Android Auto si accede direttamente al Play Store dove troveremo un elenco di applicazioni dedicate. L’elenco è piuttosto vario, si va da quelle di messaggistica Skype, Messenger, Whatsapp, Telegram solo per cintarne alcune a quelle dedicate alle mappe come Waze. C’è una sezione dedicata alle news e anche la presenza di alcuni software dedicati al lavoro come WebEx Cisco per joinare i vostri meeting direttamente dall’ automobile nel caso rimaneste imbottigliati nel traffico.

Comandi

La parte più importante dedicata alla sicurezza è relativa ai comandi, Android Auto supporta i comandi al volante ma ci lascerà accedere a tutte le features anche tramite comandi vocali. L’assistente vocale è quello di Google, attivabile con “Ok Google”, la lista dei comandi è varia ed in continua evoluzione, attualmente possiamo inviare messaggi, chiamare, impostare il navigatore, trovare locali o altri POI come distributori di carburante. Tra le features in arrivo anche quella di prendere appuntamenti in modo automatico.

Conclusioni

Android Auto ha dei vantaggi enormi rispetto alle vecchie soluzioni, il fatto stesso di poter usare applicazioni Android gratuite e costantemente aggiornate fa di questo Software un Must Have. Lo smartphone è ormai vissuto come estensione del corpo, implementarlo in Auto come centro di controllo delle applicazioni è sicuramente la naturale evoluzione.

Android Auto è gratuito e installabile direttamente dal Play Store, per saperne di più vi lascio il link al sito ufficiale: Android Auto

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Windows 10 su un PC di dieci anni fa?

L’era del consumismo sfrenato ci ha portato a valutare come obsoleti computer di appena sei mesi, una corsa sfrenata a inutili configurazioni hardware pompatissime ma quasi sempre non sfruttate a dovere.

Oggi vi propongo un approccio diverso, prenderemo un notebook di circa 10 anni fa e vedremo come si comporta nell’ uso quotidiano con sistema operativo aggiornatissimo e le solite applicazioni must have.

L’oggetto del test è un vero e proprio Trash-Picked Notebook, le condizioni di questo computer erano davvero pessime ma c’era del potenziale che mi ha spinto a recuperarlo, una qualità costruttiva e attenzioni per i dettagli ormai difficili da trovare anche su notebook di fascia media.

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Partiamo dal computer, il notebook scelto per questo “test” in realtà è un ex fascia alta ed uno dei migliori notebook sfornati nel 2007 ovvero Dell XPS M1330:

  • Windows Vista Home Premium
  • Intel Core 2 Duo T5550 1.83GHz
  • 13.3″ WXGA TrueLife LCD Widescreen
  • 2GB Memory
  • 160GB Hard Drive
  • DVD-ReWriter
  • Intel GMA X3100 Graphics

Sistema Operativo: Windows Vista Home era pari al guttalax già appena uscito figuriamoci dopo dieci anni, solitamente uso Linux ma essendo le distribuzioni Linux più leggere degli OS commerciali non ci sarebbe stato un metro di paragone quindi ho scelto di provare Windows 10, il sistema è stabile e funziona tutto, l’unico upgrade necessario è la RAM, 2GB son un po’ troppo pochi per farlo lavorare bene, meglio installarne 4, perché non 8? Semplicemte perché avremmo bottleneck (Colli di bottiglia) ovunque, lo so che I vostri youtubers preferiti consigliano due kg di RAM ovunque ma questo non è proprio il caso.

Manutenzione hardware

Il notebook era stato abbandonato per lo stato dell’hardware, tastiera inglese con alcuni tasti non funzionanti, HDD partito e naturalmente senza batteria vista la veneranda età. L’HDD lo tenevo di scorta, preso usato alla fiera dell’elettronica a 10€ 250GB a 7200RPM ma fa il suo sporco lavoro, alle fiere dell’elettronica prendetelo sempre un HDD a prezzaccio perché prima o poi vi servirà come muletto o per qualche test.
Batteria e tastiera prese nuove su Ebay con circa 35€, ho approfittato per prendere la tastiera col layout italiano e la batteria leggermente potenziata da 5200mAh. Altre 10€ per 2GB di RAM aggiuntivi, totale della spesa 55€.

Attualmente il notebook lo sto spremendo con applicazioni multimediali come KODI, Spotify, non ha nessun problema su Youtube o con altri servizi in streaming, il comparto multimediale è perfetto visto lo schermo di qualità e la parte audio sicuramente migliore rispetto a tante cineserie attuali. I tasti multimediali funzionano perfettamente e si interfacciano in Windows 10 con tutte le applicazioni senza alcuna configurazione.

Un notebook da 13” mi torna utile per le riparazioni al volo e per i viaggi, entra perfettamente in ogni zaino ed è sicuramente più gestibile del 15.6”. Il case interamente in alluminio non ha subito I segni del tempo.

Windows 10 si dimostra un ottimo sistema operativo, snello da poter essere installato anche su PC di dieci anni fa e talmente leggero e performante da non sentire minimamente la concorrenza del collaudatissimo Windows 7.

Ha senso installare Windows 10 su macchine datate?

Dipende molto dall’ hardware, la mia generazione ha imparato che non sempre l’ultimo ritrovato della tecnologia è fatto meglio di un gingillo di dieci anni prima.
Soprattutto nell’ ultimo periodo l’obsolescenza programmata ha portato a sfornare giocattoli plasticosi che sfiammano dopo pochi mesi e con prestazioni audio-video degne di un videocitofono.

Ottimizzazione

0) Driver Booster

Subito dopo l’installazione del sistema operativo dovremo installare I driver mancanti, per un PC di 10 anni fa non aspettattevi il supporto ufficiale, non li troverete certo sul sito del produttore, driver booster è la soluzione per aggiornare tutto in pochi minuti senza dover sbattere ore per cercare i singoli driver.
Sito Web: https://www.iobit.com/it/driver-booster.php

1) Classic Shell

Per quei pochi che non lo conoscessero classic shell è un programmino che permette di utilizzare il menù vecchio stile su Windows 10, niente Tiles (davvero servono a qualcuno) il tutto risulterà più snello e veloce senza dover rinunciare alle features di Windows 10. Per maggiori dettagli vi rimando alla recensione: Classic Shell

2) Modalità Performance

Nella casella di ricerca sulla barra delle applicazioni digitate prestazioni, quindi selezionate “Modifica l’aspetto e le prestazioni di Windows”.

Nella scheda Effetti visivi della finestra di dialogo Opzioni prestazioni selezionate “Regola in modo da ottenere le prestazioni migliori” > Applica.

3) Disinstallare tutto quello che non serve realmente soprattutto se parte all’avvio.

Conclusioni

Seguendo questa piccola guida potrete installare Windows 10 anche su un PC di 10 anni fa e risulterà perfettamente utilizzabile almeno per quel che riguarda le applicazioni di uso comune. Ricordate che la CPU dovrà supportare PAE, NX e SSE2 altrimenti l’installazione si bloccherà con un pop-up che evidenzierà l’incompatibilità.

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UGREEN 4 Porte USB 2.0 Switch per 2 PC

Quante volte sarà capitato di dover cambiare configurazione dal PC fisso al Notebook e viceversa e aver dovuto staccare tutte le periferiche per poi ricollegarle?
Il mio setup tipo comprende un PC assemblato e un Mac Mini, per esigenze di spazio ma anche economiche, condivido tutte le periferiche tra i due computer, il gadget che risolve la situazione è un piccolo Switch USB della UGREEN.

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Elegante quanto basta da non sfigurare neanche sulle scrivanie più curate, questo piccolo Switch USB ha quattro porte per le periferiche, due per le sorgenti ed un tastino per commutare il tutto, un piccolo connettore MiniUSB nel caso fosse necessaria l’alimentazione ausiliaria con HDD o altre periferiche simili. Un piccolo LED segnalerà il PC attivo.

Utilizzo tipo: Tastiera, Mouse, Stampante Multifunzione, Memoria USB Backup.
Nel caso di periferiche con configurazioni al boot, come potrebbe essere l’illuminazione di una tastiera conviene switchare prima del boot altrimenti poi si dovrà agire manualmente sull’ applicazione proprietaria per abilitare l’illuminazione.

La versione che ho preso io è con le porte USB 2.0 ma per qualche euro in più è possibile acquistare anche una versione con le USB 3.0 probabilmente più performante.

Lo Switch USB viene venduto con 2 cavi USB maschio-maschio da 1.5 necessari per collegare i nostri computer, compatibile con Windows 10/8 / 8.1 / 7 / Vista / XP e Mac OS X, Linux e Chrome OS, supporta hot plug; plug and play, nessun driver richiesto.
Testato praticamente ovunque visto che ho un PC con LINUX/Windows10 e il Mac Mini collegati, non ho riscontrato alcun tipo di incompatibilità né ho dovuto installare driver.

Conclusioni

Piccolo gadget davvero funzionale, il prezzo è poco più di 15€ per la versione USB 2.0, consigliatissimo a chi avesse esigenze simili alle mie, 2 PC o un notebook e il computer fisso, vi farà risparmiare tempo e potrete tenere ordinato il cable management.

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MacOS High Sierra su Mac Mini

Dopo aver venduto il PC che utilizzavo come HTPC in salotto mi son trovato ad un bivio, riassemblare un PC o trovare un’ alternativa valida già pronta?
Il problema base del progetto HPTC è che l’alternativa pronta Out of the Box deve essere abbastanza silenziosa da poter stare sotto una TV senza dover alzare il volume a palla per non sentire le ventole.

Seguendo un po’ i siti specializzati in HTPC ho visto che per sfornare una macchina compatta e soprattutto silenziosa e performante, solo di pezzi si sforavano facilmente i 1000€, il problema fondamentale per questo tipo di progetti è  che farci stare tutto in un case ristretto è un’opera di ingegneria, si deve scendere a compromessi e spendere moneta sonante per avere una macchina decente e non ingombrante.
Son passato al piano B, ho optato per un Mac Mini, silenzioso quanto basta, compatto e soprattutto con un ottimo sistema operativo.

Altro bivio, prendere un Mac Mini Nuovo o Usato?
L’ultima versione di Mac Mini (2014) ha una delle limitazioni più assurde per un tecnico informatico, la RAM è saldata e non si può aggiornare in maniera easy come qualsiasi PC.
Ho optato quindi per l’usato, logicamente le quotazioni dei Mac Mini più performanti con processori I7 o I5 senza limitazioni di upgrade hardware non sono bassissime ed ho optato per l’asta su ebay. La mia ricerca si focalizza sulla fascia alta, quello più potente è la versione server “Configurabile con Intel Core i7 quad-core a 2,6GHz (Turbo Boost fino a 3,6GHz)” ma anche un I7 dual-core spinge più del necessario per l’utilizzo HTPC;
Son riuscito ad accaparrarmi un I7 2011 con SSD Samsung 850 pro da 512GB e 8GB di RAM (su un solo banco) a poco più di 330€.
Il prezzo è ottimo e c’è possibilità di upgrade con un altro banco da 8GB sfruttando lo slot libero nel caso fosse necessario.

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Il sistema operativo installato era El Capitan e seguendo un po’ i forum dedicati ero un po’ titubante sull’ upgrade di versione viste le recensioni non troppo entusiaste di fanboy e quando si lamenta un fanboy la situazione è davvero pessima.
Opto per l’upgrade di versione, come hardware sta messo bene e supera di molto le caratteristiche tecniche richieste per l’installazione di MacOS High Sierra.

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Come si comporta High Sierra su un dispositivo del 2011?

Partiamo dal presupposto che la dotazione hardware nonostante sia un Mac Mini datato è abbastanza pompata, i tempi di boot sono bassissimi, circa 9 secondi, un SSD fa sempre la sua parte, soprattutto nel multitasking, passare da un programma all’ altro è praticamente immediato.

Cosa si guadagna in termini di features nell’ upgrade di versione? 

  • Siri: assistente vocale che non ha bisogno di presentazioni, fa più o meno le stesse robe che fa sul telefono e sul Mac risulta un po’ un doppione di Spotlight ma gestibile senza tastiera, probabilmente comodo dal divano.
  • APFS: Apple File System questa è la vera novità che vi ottimizzerà a palla la gestione delle memorie flash. Viene selezionato in automatico nel caso di upgrade con configurazione hardware SSD, come performance e gestione di unità crittografate è davvero ottimo, sicuramente un passo avanti.

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  • Foto: l’applicazione di default per la gestione delle foto si arricchisce di una sezione modifica che permette editing di base ma sufficiente per l’esigenze dell’utente medio. La classificazione e gestione ne guadagnano in semplicità.

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Conclusioni

MacOS High Sierra è un ottimo sistema operativo, le features introdotte ottimizzano l’usabilità e le performance soprattutto con l’utilizzo di SSD e memorie flash in genere.
Vale la pena fare l’upgrade su un dispositivo datato?
Il file system APFS verrà utilizzato solo in caso di SSD quindi prima dell’upgrade software vi consiglio l’upgrade hardware nel caso foste sprovvisti di SSD.
La differenza di performance tra SSD e hard disk meccanici si fa sentire molto più di qualsiasi altro upgrade, soprattutto al boot e nel multitasking e sono molto meno delicati soprattutto se installati su notebook, altro beneficio è la totale assenza di rumori meccanici che in utilizzi HTPC sono davvero fastidiosi.
Per la recensione dettagliata del Mac Mini come HTPC vi rimando al prossimo articolo.

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Xiaomi MI Band 2: È ancora valida?

Il mondo dei dispositivi indossabili sta registrando un vero e proprio boom, un segmento particolare è quello ritagliato dalle smartband.
A metà tra smartwatch e fitness tracker, hanno avuto la capacità di attrarre anche gente che col fitness c’entra poco o niente (come il sottoscritto).

Perché smartband e non smartwatch? Le differenze sostanziali sono costo e durata della batteria, la batteria della smartband dura anche venti giorni contro il giorno e mezzo degli smartwatch.

La regina incontrastata di questo mercato in continua evoluzione è la Xiaomi Mi Band 2, smartband dal basso costo ma dalla tanta resa che non ha nulla da invidiare a marchi blasonati che ormai si trovano ad inseguire.

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Per la recensione vi rimando all’articolo dedicato: Xiaomi Miband2, questo più che altro vuol essere un update ed il punto della situazione ad un anno e mezzo dal lancio.

HARDWARE

  • Display: Oled 4.2
  • Materiale: Bracciale in silicone.
  • Sensori: Cardio PPG, Accelerometro.
  • Batteria: 70mAh litio.
  • Dimensioni: 10,7 x 10,2 x 3,8 cm.
  • Peso: 7gr.

 

FEATURES

Le features principali per quanto riguarda il lato fitness son quelle di monitoraggio passi, percorsi running o ciclistici, monitoraggio cardio e sonno. Potremo impostare obiettivi giornalieri ed avere una stima approssimativa delle calorie consumate. Comparata con applicazioni blasonate che si utilizzano sul telefono, Mi Band 2 non perde un metro, non avrete problemi di perdita del segnale o di sospensione improvvisa dell’applicazione con relativo percorso troncato di netto.

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Funzioni smartwatch: Si va dalla visualizzazione di ID chiamate alla visualizzazione di messaggi, email, per alcune di queste features dovremo utilizzare apps di terze parti alcune volte a pagamento ma si parla di poco più di un paio di euro, io personalmente utilizzo Tools & Mi Band. Viste le dimensioni dei padelloni che ci portiamo dietro, avere la possibilità di una preview del display sul polso evita di uscire lo smartphone da tasca ogni volta, pagare una birra allo sviluppatore dell’ App mi sembra il minimo sindacale anche perché meglio la birra che banner e pop-up che rendono inusabili le applicazioni.

Nota sulle features, un fattore sicuramente positivo per quanto riguarda gli indossabili Xiaomi è l’evoluzione nel tempo delle features. Io la comprai al lancio e nel corso del tempo ho visto introdurre ID chiamate, attività come ciclismo all’aperto e tapis roulant, senza contare le features introdotte dalle applicazioni di terze parti.

Fattore determinante nella scelta di una smartband è sicuramente la disponibilità di applicazioni di terze parti che spesso vanno a colmare le funzioni mancanti nel software ufficiale integrando le features più disparate.

CONCLUSIONI:

PRO:

  • Compatibilità Android e iOS
  • Supporto nel tempo
  • Autonomia circa 20 giorni
  • Applicazioni di terze parti
  • Vasta scelta di cinturini di terze parti
  • Certificazione IP67

CONTRO:

  • Visualizzazione del display sotto la luce diretta del sole
  • Il cinturino originale non dura moltissimo

Dopo un anno e mezzo di utilizzo quotidiano non posso far altro che consigliarla, cinturino non proprio praticissimo, sostituito perché tendeva a sganciarsi dopo 6-7 mesi, ne ho provati un paio di terze parti ma c’è l’imbarazzo della scelta, unico neo il display è piccolo e sotto la luce diretta del sole non si riesce a leggere. Per tutto il resto questa smartband per l’utente casual non ha rivali e il marchio Xiaomi è garanzia di qualità e durata. Il continuo supporto e l’introduzione di nuove fatures la fanno invecchiare bene come una bottiglia di vino, aumentandone l’usabilità ed i campi di utilizzo nel tempo.

 

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Windows 10: I migliori programmi gratuiti 2018

Windows 10 è un ottimo sistema operativo, a mio avviso il migliore mai visto in casa microsoft, lo sto usando dalla prima tech-preview e più lo utilizzo più mi prende.
Subito dopo l’installazione però ho sentito il bisogno di installare del software aggiuntivo per completarlo, così ho deciso di condividere la mia post-installazione per aiutare soprattutto gli utenti alle prime armi ad ottenere la miglior esperienza d’uso possibile.
Il mio post installazione è davvero ridotto all’osso, riguarda più che altro il reparto multimediale, tutto il software è stato collaudato per mesi quindi posso garantirvi la perfetta compatibilità con Windows10.

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Driver Booster

Subito dopo l’installazione di Windows10 il primo passo sarà quello di installare i driver ottimizzati, farlo manualmente soprattutto su PC assemblati potrebbe risultare una procedura più lunga di quella dell’installazione del sistema operativo, meglio affidarsi a Driver Booster che ricercherà per noi l’ultimo driver aggiornato per ogni periferica e ci guiderà nell’installazione in maniera davvero Easy.
Il software è disponibile in versione a pagamento e in versione gratuita, le limitazioni per la versione gratuita sono più che altro relative all’installazione non automatizzata di tutti i driver: Driver Booster

7-Zip

Il secondo passo sarà la gestione dei file compressi, anche se quelli standard vengono gestiti quasi tutti dal sistema operativo out of the box, meglio installare 7-Zip per avere la possibilità di gestire qualsiasi formato compresso: 7-Zip

Chrome

Edge è sicuramente un ottimo browser, il migliore mai visto in casa Microsoft ma le features di Chrome per ora son ancora inarrivabili, dalla sincronizzazione del profilo alle web-apps, l’installazione di un browser alternativo è sempre consigliata:  Chrome

VLC

Player che non ha bisogno di presentazioni, sarà essenziale per la riproduzione dei DVD e qualsiasi tipo di file multimediale: VLC

Spotify

Attualmente è il servizio di musica digitale multipiattaforma più utilizzato, lato desktop non ha limitazioni di sorta ed è totalmente gratuito e soprattutto legale. Potrete sincronizzare il vostro profilo anche su dispositivi mobile ma con alcune limitazioni a livello di ordine di riproduzione: Spotify

BurnAware

Ottimo programma di masterizzazione ci permetterà di gestire un po’ tutte le esigenze del caso, dal rippare DVD alla copia di backup: Burnaware

Photoshop Express

Programma gratuito di fotoritocco, davvero utile per le piccole modifiche sulle foto come può essere la rimozione degli occhi rossi e comprende anche dei filtri d’effetto: Photoshop Express

GIMP

GIMP è un software multipiattaforma di fotoritocco, io lo uso ormai su tutti i sistemi operativi, vi sarà utilissimo nelle elaborazioni essenziali, seguendo i vari tutorial in rete si riescono ad ottenere risultati che non hanno nulla da invidiare a quelli ottenuti con i blasonati software professionali: GIMP

Kodi

Kodi è l’ultima incarnazione di XBMC è un mediacenter completo fondamentale soprattutto per gestire in maniera ordinata le librerie multimediali e visualizzare contenuti in streaming. Per saperne di più vi rimando alla recensione di Kodi

LibreOffice

Uno dei software davvero indispensabili per un PC è una suite office. Per chi avesse particolari esigenze di compatibilità di formati consiglio l’installazione della suite Microsoft Office, ormai tra sconti studenti e codici venduti online è alla portata di tutti, per tutti gli altri andrà bene la suite LibreOffice, le features sono molto simili a quelle offerte dalle suite commerciali, sicuramente oltre le esigenze dell’utente medio: LIbreOffice

Steam

Si parla sempre di software per la produttività ma anche il relax vuole la sua parte, Steam è un software multipiattaforma prodotto da Valve, gestisce sia software che videogiochi ma la parte più interessante è sicuramente la seconda.
Si tratta di una piattaforma che ci permetterà di giocare online con amici, di gestire codici digitali ma anche di scaricare parecchi giochi free-to-play spesso fatti anche bene. La modalità Big Picture offre un’interfaccia perfetta per la TV e renderà il vostro PC utilizzabile come una console comodamente dal divano, consigliato l’utilizzo di un Joypad microsoft, io utilizzo quello XBOX ONE: Steam

Conclusioni

Nonostante questa guida sia dedicata a Windows 10, quasi tutti questi software sono disponibili per tutte le piattaforme principali. Questo elenco comprende volutamente tutti software gratuiti, per alcuni troverete in alternativa alla soluzione gratuita anche proposte commerciali come per esempio abbonamenti premium o features aggiuntive a pagamento, per altri troverete la possibilità di fare una piccola donazione al team di sviluppo, donazione spesso di vitale importanza per questi team, quindi se il software dovesse piacervi, pagare una birra agli autori sicuramente sarebbe uno stimolo per migliorare il prodotto.

 

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Mr. Robot: Sistemi Operativi

Mr. Robot è la serie TV culto per gli smanettoni informatici, finita ormai anche la terza stagione, questa serie si discosta dalla rappresentazione cinematografica di hacker e hacking perché utilizza software e hardware reali con tecniche realmente valide.
Niente ologrammi, niente notebook figherrimi da posa o codici scritti ad craparam in due minuti per bucare i server delle migliori agenzie mondiali; Mr Robot punta tutto sul realismo e spinge molto su Linux & Android.

Ma quali sono le distribuzioni utilizzate da Elliot per cambiare il destino del mondo?

Linux Mint 17.2

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Ultima in ordine di apparizione, viene utilizzata da Elliot solo nella terza stagione ma probabilmente è quella più interessante per chi volesse provare ad affacciarsi al mondo linux per curiosità o semplicemente per valutare eventuali alternative ai sistemi operativi commerciali.

La distribuzione è una delle più diffuse nel panorama Linux, si basa su Debian e Ubuntu e si differenzia da questi per la facilità d’uso e l’utilizzo di software proprietario come Flash, Codec MP3 e altri codecs audio & video necessari per fruire dei contenuti multimediali senza sbattimenti di sorta.

Tutto viene gestito in maniera Easy, dall’installazione del software tramite un software center alla manutenzione della distribuzione che avviene in automatico come un normalissimo Update di qualsiasi sistema operativo commerciale. La distribuzione viene rilasciata con diversi ambienti desktop, i più utilizzati sono Cinnamon e Mate ma abbiamo anche KDE e XFCE per le macchine meno performanti.
La versione utilizzata è la 17.2, ormai datata visto che siamo alla 19. Per maggiori informazioni vi rimando alla recensione di Linux Mint 19 Tara.

Kali Linux

Nata dalle ceneri di backtrack è una distribuzione basata su Debian, non si tratta di una distribuzione generica adatta all’utente medio, ha un parco software mirato al penetration test, è diventata una distro must have per chi si occupa di sicurezza informatica, racchiude tutto il parco software necessario per testare la sicurezza della rete, mette a dura prova qualsiasi tipo di configurazione hardware e software.
Il target di questa distro non è lo sciacallo informatico come si potrebbe pensare ma l’utente di livello avanzato o comunque disposto a imparare le nozioni principali di routing & switching e network security.
Si può utilizzare in live da penna usb o CD senza dover installare nulla. Niente di facile quindi ma il miglior metodo per curare la sicurezza della propria rete è conoscere perfettamente i sistemi utilizzati per bucarla.

PWN Phone

Niente smartphone da fashion blogger, anche per il telefono si prende il top della categoria rivolto alla sicurezza informatica, si tratta del PWN Phone, un telefono Android per gli addetti ai lavori che serve a testare la sicurezza di sim card, reti, e bluetooth. In realtà ora è possibile installare la rom Android Open Pwn Project anche su dispositivi Google come tablet e telefoni della serie Nexus. Trasformare un vecchio tablet Nexus 7 in un dispositivo dedicato al test delle reti è un gioco da ragazzi.

La sicurezza informatica è uno dei settori in espansione, ormai ogni azienda che si rispetti ha un team interno dedicato o consulenti esterni che curano tutta l’infrastruttura IT.
L’hacking è una tecnica per curiosi, i migliori diventano professionisti del settore e vengono anche ben pagati.
La serie TV Mr. Robot sta avvicinando parecchia gente al mondo Linux e alla sicurezza informatica in generale, capire le potenzialità ed i pericoli della rete è di vitale importanza per un mondo ormai sempre connesso.